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Davies o Melandri? Chi sarà l’anti-Rea in questo 2018?

C’è un’enorme di differenza tra il Melandri del 2018 e quello del 2017. E non si basa solo sui risultati in pista. Marco ha chiuso il primo weekend della stagione con una strepitosa doppietta, non accadeva dal 7 settembre 2014. Altri tempi, altra moto: il ravennate era in sella ad un Aprilia e, nonostante una stagione molto altalenate, era comunque in lizza per il titolo. Tuttavia da Noale arrivò l’ordine di arretrare il #33, mettendogli davanti, come prima punta, un Guintoli che poi diverrà campione del Mondo.

Sono passati più di tre anni da quel giorno, in mezzo ci sono state tante delusioni. Dal passaggio forzato in MotoGP con una neonata RSV alla rescissione contrattuale con la casa veneta, un burrascoso addio prima di un anno sabbatico. Poi il ritorno in Superbike con la Panigale al fianco di Davies, un anno a studiare, rispolverare certi automatismi che sembravano persi.

Soprattutto nel corpo a corpo. Lo scorso anno ‘Macio’ aveva disputato due buone manche a Phillip Island, ma nella bagarre era sembrato un po’ spaesato. Non riusciva a trovare il guizzo, la lucidità, per rispondere subito al colpo incassato. Ma dopo 26 gare Melandri è cambiato, è tornato quello di una volta. I vecchi meccanismi della bagarre, del botta e risposta, del sorpasso e controsorpasso, dell’incrocio di traiettorie ora non sono più un vago ricordo.

Gara 1 è stato un capolavoro di tecnica e razionalità. L’italiano è partito forte, non ha fatto scappare le Kawasaki, ma poi ha rallentato per conservare la gomma nel finale. Una scelta saggia che l’ha portato a piazzare il sorpasso decisivo a poche tornate dalla fine prima di andare definitivamente in fuga. Gara 2 invece è stato un mix di perfezione e cattiveria. Marco non ha mai fatto un errore ed è stato bravo a replicare sempre colpo su colpo. Un episodio chiave: lo scorso anno finì lungo alla curva 3 dopo un contatto con Lowes; quest’anno ha risposto gonfiando i muscoli ad una manovra simile portata da Van der Mark. Preciso, freddo ed efficace. Melandri ha avuto il killer instinct nella seconda manche, quando ha affondato il colpo è andato sempre a segno. Era questa cattiveria l’ingrediente che mancava al Melandri del 2017, a tratti forse un po’ troppo rinunciatario. 

La ruggine dagli ingranaggi adesso è sparita e la macchina da guerra con numero 33 è tornata ai livelli di una volta. Questo weekend è sembrato un pilota della 250cc se non della 125cc. Sempre col coltello tra i denti in staccata e sul rettilineo, soprattutto quello finale sul quale arrivava con un ottimo slancio frutto dell’ottima percorrenza all’ultima curva. Peccato per il posteriore un po’ troppo ballerino…

Ad ogni modo, abbiamo di fronte un Melandri 2.0 che quest’anno non si accontenterà del piazzamento ma che vorrà osare. Al momento è lui il riferimento nel box: Davies ha tribolato per tutto il weekend e domenica, nell’unico momento in cui poteva veramente lasciare il segno, ha vanificato tutto esagerando. Troppi errori nelle ultime due stagioni che non fanno bene alla classifica. E se quest’anno toccasse a Melandri guidare la lotta al cannibale Rea? Al momento la classifica dà ragione all’italiano, ma bisogna considerare che siamo solo all’inizio del campionato e che Phillip Island è un po’ la sua seconda casa. I prossimi appuntamenti, su circuiti ostici per la Panigale, saranno già un primo vero esame per il #33. Jonathan comunque è avvisato.

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Alessandro De Carlo

Author: ADC

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